
Forse non tutti sanno dell’interesse che nutro per la cultura indiana e per tutto ciò che riguarda la sua “spiritualità”. E così ho deciso di parlarne attraverso diversi post..
La cultura originale indiana viene chiamata Induismo; il fulcro del pensiero induista è basato sul concetto di “karma” e “dharma“.
Molti hanno sentito spesso parlare del karma, raramente del dharma, che è altretttanto importante. Cerchiamo di capirne di più..
Per prima cosa è necessario chiarire bene che cos’è il karma. Karma è un termine sanscrito e significa “Legge di azione e di conseguenza”, rappresenta quindi l’equivalente esistenziale della legge di causa-effetto. E’ ovvio che non esiste causa senza effetto, nè effetto senza causa, quindi ad ogni azione corrisponde una reazione. Il mondo orientale divide il karma in due aspetti:
- il karma ‘positivo’, dato da quelle qualità abilità che abbiamo costruito nella nostra storia passata. Come una sorta di ‘crediti’ acquisiti, aspetti di noi e situazioni che ci accadono e che incontriamo con una sensazione di benessere, cose che ci vengono facilmente e senza fatica; dal punto di vista psicologico è abbastanza chiaro come si crea il karma. Se per esempio diamo del denaro a dei mendicanti in strada questo crea un buon karma. Perchè? Perché in quel momento abbiamo una buona intenzione, una intenzione positiva.
- Il karma ‘negativo’, ciò che nella nostra storia è rimasto incompiuto; situazioni rimaste aperte, tensioni atttive dentro di noi o con gli altri. Una sorta di ‘debiti’, momenti e situazioni che inevitabilmente ci capitano e che hanno per noi un impatto doloroso. Blocchi, problemi e sfide che incontriamo, nonchè cattive intenzioni.
Il dharma invece è il ‘dovere’ che ci siamo scelti per questa vita. E’ quella forma di esistenza unica che solo noi siamo in grado di realizzare: il nostro lavoro, i nostri affetti, come diamo vita alle nostre passioni, come ci rapportiamo al mondo. Si dice che è più importante compiere il nostro dharma, qualsiasi esso sia, nel modo con cui ci riesce di farlo, che assumere il dharma di un altro, per quanto eccellenti possiamo essere nel compierlo. Raramente il dharma è la cosa che ci viene facile fare, perché in ciò che ci viene facile fare non c’è moltissimo impegno, evoluzione e vita ..caratteristiche essenziali del dharma più autentico. Il dharma definitivo è quello che si chiama Nirvana, la fine della sofferenza, la via per arrivare alla liberazione.
Questo insegnamento lo riassiumiamo in tre semplici versi: fare del bene, non fare del male e cercare di addestrare la mente. Il risultato delle cose cattive è la sofferenza. Il risultato delle cose positive è la felicità. Queste cose sia che siano positive che negative dipendono dalla nostra intenzione mentale e cioè dal karma. Cercare di addestrare la mente, cercare di dominare la mente vuol dire dominare le nostre intenzioni, rivolgerle quindi al positivo.
Possiamo quindi concludere (per adesso) dicendo che:
Ciascuno di noi viene premiato o punito durante ogni fase della vita dalle azioni buone e cattive della vita stessa e delle vite del passato.
«di desideri è fatto l’uomo e, in verità, quali i suoi desideri, tale la sua ambizione. E quale l’ambizione, tali le sue azioni.
E quali le azioni compiute, tale l’uomo. Come uno agisce, come uno cammina, così egli è. Chi agisce bene, diventa buono; chi agisce male, diventa malvagio. L’uomo diventa buono per mezzo delle opere buone, malvagio per mezzo delle opere malvage»
(Brihad-Aranyaka-Upanishad, 4, 4, 5-6)
Che dire.. vi assicuro che la circolazione mentale di questi pensieri vi porta ad un’ottima stabilità interiore e non. E poi trovo trutto terribilmente interessante e stimolante…
3Commenti a questo post
SbatMan il 28 Giu 2008 alle 17:02 ha scritto:
Davvero tutto molto interessante.Complimenti more! ![]()
Devo dire che del dharma non ne sapevo proprio niente. Ho solo un dubbio: io sapevo che il Nirvana era collegato alla reincarnazione. Per quel poco che so io, secondo l’induismo, se uno compie una vita “positiva” è destinato a reincarnarsi in un essere superiore rispetto a quello che incarnava nella vita precedente. Questa “escalation” sulla gerarchia degli esseri viventi è destinata a terminare col Nirvana: in pratica, quando non c’è più un essere superiore in cui puoi re-incarnarti, raggiungi il nirvana.
Sto pieno di sbagli morina?
PS nei commenti possiamo anche proporre un argomento a richiesta?
Vik il 28 Giu 2008 alle 17:17 ha scritto:
Certo che si possono proporre argomenti..L’induismo è una religione vastissima, quindi ne possiamo parlare insieme e apprendere gli uni dagli altri
Per quanto riguarda il Nirvana invece c’è da dire che assume significati diversi: dipende se parliamo di Induismo o di Buddhismo, perchè facendo riferimento al Buddhismo il Nirvana acquisisce significati diversi a seconda della scuola buddhista..Di sicuro si può dire che è una liberazione (delle sofferenze,delle passioni..). Per le reincarnazaioni mi informerò..
SbatMan il 28 Giu 2008 alle 17:37 ha scritto:
Bene, informati che sono curioso!
Comunque io lancio la mia proposta: il tantra.
…forse te lo aspettavi già
.
